Fino al XIX sec. il litorale era interamente paludoso

Uno studio sulle dinamiche del mosaico paesistico del Parco ha consentito di descrivere le modifiche del territorio del Parco fra il 1943 e 2006. Tali osservazioni hanno permesso di comprendere come fino al XIX  secolo, il litorale ugentino fosse interamente ricoperto da paludi lungo la costa, mentre l’entroterra era occupato da aree a macchia e pineta, lasciando ancora pochi spazi per un utilizzo agricolo dello stesso. Allontanandosi dalla costa, l’oliveto rappresentava la principale coltura della zona. Insieme all’agricoltura, che ha rappresentato la principale attività economica nel corso dell’ultimo secolo, la crescita demografica e l’aumento della pressione turistica, hanno indirizzato e vincolato pesantemente le traiettorie del sistema.

In particolare:

Nel 1943, il paesaggio era caratterizzato da un mosaico paesistico eterogeneo con la sola prevalenza della classe “oliveto” (751 ha ed un’incidenza del 30,33%), con consistente evidenza di classi “macchia” (637,84 ha con un’incidenza del 25,73%), “vegetazione rada” (222,64 ha con un’incidenza del 8,98%) e “vegetazione igrofila” (208,47 ha ed un’incidenza del 8,4%). Quasi inesistenti classi relative ad insediamenti antropici. 

Nel 1955 gli elementi che presentano la maggiore dominanza sono il “seminativo” (765,4 ha totali e un’incidenza del 31,49%) e “oliveto” (752.6 ha totali e un’incidenza del 30,96%); ancora rilevante, ma con dimensioni inferiori rispetto al 1943 la classe “macchia” (564,3 ha totali e un’incidenza del 23,21%). 

L’area nel 1988 è dominata dalla presenza della classe “oliveto” con 1049,96 ha totali e un’incidenza del 43,30%, alla quale si aggiungono le classi: “macchia” (440,01 ha totali e un’incidenza del 18,15%) e “seminativo” (332,60 ha totali e un’incidenza del 13,72%). Inoltre, con una superficie apprezzabile se confrontata con quella delle classi rimanenti, si trovano gli elementi “vegetazione igrofila” (175,57 ha totali e un’incidenza del 7,24%) e “pineta” (135,90 ha totali e un’incidenza del 5,60%). La comparsa di alcune classi, non presenti nella ricostruzione del 1955, è legata all’azione di urbanizzazione della fascia costiera, ormai identificabile come matrice agricolo-naturale-urbana.

Nel 1997 si è osservato come l’area si presenti caratterizzata dalla dominanza delle medesime classi già esistenti nel mosaico paesistico del 1988. Elemento preponderante ed unificante nella parte nord-orientale si conferma l’“oliveto”, con un leggero incremento rispetto all’anno 1988. Aumenta l’estensione delle classi connesse ad un uso turistico dell’area (aree urbane). 

Tali tendenze sono ulteriormente confermate dalla carta di uso del suolo per l’anno 2005, con una evidente crescita dell’antropizzazione lungo l’intera fascia costiera. 

La carta del cambiamento per gli anni 1943-1955 evidenzia come l’area di studio sia stata caratterizzata da importanti cambiamenti. Evidenti sono, infatti, le trasformazioni apportate dagli interventi di bonifica, con un conseguente aumento delle aree a “seminativo” a discapito delle classi “vegetazione igrofila” e “vegetazione rada” (pascoli). Quasi del tutto assenti sono ancora gli elementi riconducibili ad insediamenti urbani. 

L’indice di cambiamento per l’intervallo 1955-1988 è risultato pari al 42,3% a testimonianza del fatto che, complessivamente, l’intera area è stata interessata da cambiamenti più o meno rilevanti. Solo la zona nord-orientale dell’area di studio ha mantenuto un aspetto pressoché costante, conferendo all’oliveto secolare il ruolo di elemento “stabilizzante” nel paesaggio agricolo. La fascia costiera è stata interessata da profondi cambiamenti che hanno notevolmente alterato lo stato dei luoghi. Si è assistito alla nascita di centri urbani inesistenti nel ’55 ed allo sviluppo di strutture turistiche a ridosso della pineta retrodunale. 

Nell’intervallo 1988–1997, il mosaico paesistico dell’area di studio è stato interessato da una dinamica spaziale poco accentuata, dato anche il minore intervallo temporale esaminato. L’indice di cambiamento per l’intera area è risultato pari al 10,4%. La tendenza generale per le varie classi è quella di un parziale cambiamento della loro estensione senza l’introduzione di nuove di tipologie di uso del suolo. Alcune classi hanno confermato la loro linea evolutiva, aumentando in estensione. É il caso dell’“oliveto” che continua a “monopolizzare” l’entroterra con la conversione del “seminativo” e la sottrazione di aree naturali a macchia mediterranea. Trasformazioni da considerare sono l’aumento del tessuto urbano continuo nei tre centri di Torre San Giovanni, Torre Mozza e Lido Marini. Nella zona umida si assiste ad uno “scambio” di aree tra le classi “seminativo” e  “vegetazione igrofila” con una prevalenza della prima sulla seconda. Continua,  la variazione della linea di costa con evidenti fenomeni di erosione in alcuni tratti e ripascimento naturale in altri.

Tra gli anni 1997-2005, l’area evidenzia il consolidamento delle classi legate ad una fruizione turistico-ricettiva dell’area, con una diminuzione degli elementi a minor presenza antropica. 

In sintesi, tra gli anni 1943– 2005, riassume le principali linee direttrici di cambiamento seguite dall’area in questione. Elementi cardine sono, nell’entroterra, l’estensione della classe oliveto con un sostanziale aumento dell’area occupata da tale coltura. Lungo la costa, invece, oltre al completamento di tutti gli interventi di bonifica delle aree paludose, emerge la notevole antropizzazione per fini turistici. Appare, infine, di notevole evidenza, la profonda alterazione subita dalla linea di costa, con irregolare trasporto sedimentario e conseguente erosione di alcuni tratti di litorale e ripascimento di altri. 

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