ITER DI ISTITUZIONE

Breve storia del parco

Dal medioevo ad oggi

Medioevo

Dalla costa all’entroterra: abbandonati i litorali salentini, la popolazione si sposta nelle zone interne. Sull’Adriatico come sullo Ionio, nelle zone ormai disabitate convergono acque piovane, freatiche e meteoriche che danno origine alle paludi. Trattasi di aree caratterizzate dalla presenza di terreni impermeabili o poco drenati e ricoperti di liquame stagnante. Terreni fecondi (compresi tra Taranto, Brindisi, Nardò, Gallipoli e Otranto) diventano insalubri scatenando gravi epidemie di malaria, tifo e tubercolosi a danno, soprattutto, delle classi meno agiate.

'800

Si impone, dunque, l’urgenza di bonificare, rimboscare e irrigare tutte le aree acquitrinose. Risalgono alla metà del XIX secolo i primi progetti di risanamento benché, nell’Italia del post unificazione, la situazione che si presenta è a “macchia di leopardo”: sono ancora poche le zone interessate da interventi di decontaminazione. Nello specifico, il Comune di Ugento, nel 1867, non porta a compimento la realizzazione di una strada con sbocco a mare, che avrebbe facilitato attività di disinfestazione delle paludi interessate.

'900

Nei primi anni del XX secolo, la situazione è ancora in fase di stallo. Persistono e si aggravano i problemi di natura economica e sanitaria. Solo nel 1927, con la nascita del Consorzio nell’area di Ugento, partono i primi progetti di bonifica. Le zone interessate sono le paludi Ulmo, Bianca e Suddenna cui si aggiungono, successivamente Pali, Rottacapozza e Spunderati. Nasce il Sistema dei Bacini di Ugento, collegati tra loro e sfocianti in mare. Ne beneficiano le condizioni igieniche, innanzitutto, ma anche turismo e agricoltura, con il recupero di migliaia di ettari di terreno destinati alle coltivazioni. Per la salvaguardia delle aree, si assiste alla costruzione di canali di collegamento e muretti a secco per il drenaggio. Nel corso degli anni, però, le grandi trasformazioni antropiche finiscono per alterare il paesaggio e i delicati equilibri naturali. A opporsi alle speculazioni intervengono nuove forme di tutela legislativa, sia nazionale (leggi 1497/39 e 157/92), sia europea (con la rete “Natura 2000” del 1992 che apre le porte ai “Siti di interesse Comunitario” – Sic – per la conservazione delle specie e degli habitat, per lo sviluppo sostenibile e la cura della biodiversità).

Anni 2000

In materia di protezione ambientale, il nuovo secolo si apre con la decretazione italiana del 2004 sui patrimoni culturali e paesaggistici. A livello locale, invece, è nel 2007 che il Parco Litorale di Ugento ottiene il riconoscimento di “Sito di Interesse Comunitario”. Per entrare nella rete ecologica dei “Sic”, diffusa su tutto il territorio dell’Unione europea, l’iter prevede che ogni Stato membro della Comunità stili un elenco di zone da proteggere (per tipologia di habitat e di specie animali e vegetali presenti) e lo proponga alle autorità europee. A distanza di svariati anni, per Ugento e il suo Parco ufficialmente giunge la legittimazione del proprio valore storico, paesaggistico e naturalistico.

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