Gli alieni del Parco

Si tratta di specie alloctone presenti nei canali e nei bacini del Parco che, giunti dall’esterno, possono generare interferenze con il normale ciclo biologico di molte specie autoctone.I maggiormente osservati sono il granchio blu (Callinectes sapidus) e il pesce rosso (Carassius auratus). 

C. sapidus è una specie tipica delle coste atlantiche degli USA ed è sia pescato che allevato negli USA e nel Messico. E’ una specie ad ampia valenza ecologica, è un efficiente predatore di molluschi e crostacei, non disdegnando tuttavia di nutrirsi anche di animali morti e di talune macrofite. La prima segnalazione della specie nell’area salentina risale all’estate del 2001. Questo granchio presenta dimensioni maggiori degli altri crostacei tradizionalmente presenti nei bacini superando i 500 grammi di peso..

C. auratus è originario dell’Asia orientale. Si tratta di un ciprinide limnofilo che predilige acque calde e con debole velocità di corrente o stagnanti. La grande capacità di tollerare condizioni ambientali estreme, insieme all‘elevata fecondità e all’ampio spettro alimentare, lo rendono una specie estremamente invasiva che si adatta a diversi tipi di ambiente, compresi i bacini interessati da importanti fenomeni di eutrofizzazione come possono essere quelli del Parco.

Un’altra specie presente nel Parco è la tartaruga palustre americana (Trachemys scripta spp.). Essa è ben conosciuta in quanto piccoli esemplari erano utilizzati come animali d’affezione e mantenuti all’interno di vaschette di plastica ornate con palme.  

E’ anche comune incontrare le significative biocostruzioni pseudo-coralligene realizzate dalla mercierella (Ficopotamus enigmaticus), anch’esso alloctono.

Numerosi studi sono stati effettuati e le specie aliene sono tutt’ora, oggetto di indagine e monitoraggio da parte del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università di Perugia, da ARPA Umbria e dall’Università del Salento.

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